Un nuovo rischio nelle imprese: il Workaholism

Dopo aver parlato in questo articolo di come l'IA in realtà stia aumentando il carico di lavoro per i singoli, vediamo adesso un altro rischio di cui si inizia a parlare, quello del Workaholism. Infatti all’interno degli ambienti di lavoro potrebbe essere difficile distinguere tra un comportamento di dedizione professionale alla propria attività lavorativa e una vera e propria “dipendenza dal lavoro” che è stata definita “Workaholism”.

Non si tratta di un semplice eccesso di zelo, ma di una condizione patologica caratterizzata da un bisogno compulsivo e incontrollabile di lavorare incessantemente, che incide pesantemente non solo sulla salute psico-fisica di un lavoratore, aumentando il suo livello di stress, ma anche sull’efficienza organizzativa.

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Infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, la presenza in azienda di persone affette da questo problema comporta dei costi organizzativi, perché la forte stanchezza fisica associata ad un eccesso di lavoro porta ad un aumento nel numero di errori, la diminuzione della capacità di risolvere creativamente i problemi, una minor capacità di delegare ed un peggioramento nella qualità dei rapporti con i colleghi.

Ecco perché è molto importante prevenire l’insorgenza di questa patologia all’interno di ogni contesto lavorativo, comprendendo le variabili organizzative che possono rappresentare dei precursori di questo rischio, ed individuare opportune misure di contrasto.

Cosa suggeriscono le linee guida INAIL sul Workaholism?

In quest’ambito un importante punto di riferimento è rappresentato dalle Linee Guida dell’Inail sul Workaholism, presentate al termine del 2025. Nel documento viene chiaramente esplicitato che è essenziale che le aziende apprendano a riconoscere questa forma di dipendenzaben vestita", spesso mascherata da successo e impegno, per implementare strategie di intervento efficaci.

In particolare, si sottolinea come il workaholism non è influenzato solo da caratteristiche individuali (come aspetti motivazionali o di personalità), o sociali (come il massiccio utilizzo delle nuove tecnologie o la precarietà del mercato del lavoro), ma è spesso l’esito di un’organizzazione disfunzionale, che presenta i seguenti fattori di rischio:

  • La presenza di una cultura competitiva estrema, caratterizzata, ad esempio, da obiettivi eccessivamente ambiziosi e l'esaltazione della prestazione sopra ogni cosa.
  • Un clima di lavoro “non etico”, basato sulla valorizzazione del "lavorare sempre" e del profitto individuale a discapito del benessere del lavoratore.
  • Una leadership orientata esclusivamente alla performance, ovvero uno stile di gestione che ignora i carichi di lavoro e incentiva l'iperconnessione, specialmente nel lavoro da remoto.
  • L’assenza di politiche di work-life balance, che, al contrario, potrebbero facilitare un maggiore “disconnessione” del dipendente dalle attività e dai pensieri connessi al lavoro.

In tal senso, per prevenire l’insorgenza di workaholism o gestire situazioni di disagio già emerse, l’azienda può operare su diversi fronti, in un’ottica di promozione di una cultura del lavoro sostenibile.   

In particolare, possono essere messi in atto interventi preventivi a livello organizzativo, definendo politiche chiare che tutelino l'equilibrio tra vita lavorativa e privata, anche in linea con quanto stabilito dal D.Lgs. 81/2008.

Tali interventi includono:

  • La promozione di un clima di collaborazione: disincentivare la competitività “tossica" aiuta a favorire un ambiente di lavoro supportivo.
  • La gestione dei carichi di lavoro: ovvero assicurare che le richieste siano sostenibili e commisurate alle risorse del lavoratore.
  • Promuovere il diritto alla disconnessione, attraverso l’implementazione di policy che proteggano il tempo libero, limitando l'invio di comunicazioni fuori orario e incentivando il distacco digitale.
  • La formazione dei lavoratori sul rischio del workaholism, favorendo una piena comprensione delle caratteristiche di questo problema e di come riconoscere i segnali precoci di dipendenza.

Inoltre, a livello individuale, è possibile supportare i lavoratori ad acquisire tecniche utili a potenziare le proprie soft skills in merito a:

  • La gestione dello stress, al fine di adottare comportamenti più funzionali ed efficaci a fronte dell situazioni di lavoro sfidanti;
  • La capacità di comunicazione assertiva e le strategie di problem solving, per favorire una gestione più equilibrata delle richieste lavorative.

Contrastare il workaholism non significa dunque ridurre la produttività, ma garantirne la sostenibilità nel lungo periodo. Saper distinguere tra un impegno professionale sano e una dipendenza patologica permette di costruire un'organizzazione resiliente, dove il benessere del lavoratore è considerato il motore primario del successo aziendale

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