L'IA aumenta lo stress al lavoro

Che correlazione c'è tra l'IA e lo stress sul lavoro?

Tra la seconda parte del 2025 e l’inizio del 2026 si è registrato un boom nelle aziende italiane relativo all’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale, con un salto dal 12% al 46% delle aziende in un solo anno.  Ciò non stupisce, in quanto l’utilizzo dell'IA consente alle aziende di facilitare la produttività, migliorando l'efficienza operativa e ottenendo un vantaggio competitivo sul mercato, passando dal "fare di più con meno" al "fare meglio con intelligenza".

Anche i lavoratori sono soliti mostrare entusiasmo rispetto all’uso dell’IA generativa, perché abitualmente viene valutata come uno strumento che aiuta ad “alleggerire” l’attività, attraverso la possibilità di operare con maggiore velocità e riducendo, a rigor di logica, il carico di lavoro del dipendente, che potrà investire il tempo risparmiato in altre attività di maggior valore.

Possiamo dedurre, dunque, che l’IA aiuta ad abbassare i livelli di stress lavorativo?  La risposta, per nulla scontata, è assolutamente NO!

I dati reali del rapporto tra IA e stress al lavoro 

Un’interessante ricerca condotta da Aruna Ranganathan e Xingqi Maggie Ye dell’Università di Berkeley (Febbraio 2026), infatti, ha dimostrato esattamente l’opposto, ovvero che l'intelligenza artificiale non alleggerisce il carico di lavoro, bensì lo intensifica.

Secondo le ricercatrici, infatti, che hanno condotto uno studio etnografico di otto mesi su circa 200 dipendenti di un'azienda tecnologica, l'integrazione dell'IA nei processi lavorativi porta a tre dinamiche principali:

1. L’espansione dei compiti (Task Expansion): poiché l'IA rende più facile e accessibile iniziare compiti complessi, colmando alcune lacune nelle proprie competenze, i lavoratori tendono ad assumersi responsabilità che prima non avrebbero gestito, sconfinando in mansioni che in passato sarebbero state delegate a colleghi più esperti o evitate del tutto.

2. Confini sfumati tra lavoro e vita privata: la facilità con cui l'IA permette di iniziare o far progredire un compito porta i lavoratori a ridurre i normali momenti di pausa durante la giornata. Così le persone finiscono per inserire brevi interazioni con l'IA durante la pausa pranzo, le riunioni o negli orari serali/mattutini, rendendo il lavoro un'attività continua e meno delimitata.

3. Gestione di flussi multipli (multitasking): L'IA spinge i lavoratori a gestire più attività contemporaneamente, spesso amministrando diversi processi IA in background mentre si svolgono altre mansioni. Questo richiede un costante e veloce spostamento dell’attenzione da un’attività all’altra ed una supervisione continua degli output generati dal software.

Il risultato finale? Un maggiore affaticamento a livello cognitivo, perché il lavoro diventa più “denso” e stancante, con la necessità costante di controllare e correggere gli eventuali “errori” generati dall’IA.

Inoltre, ciò che inizia come una sperimentazione volontaria e gratificante rischia di diventare lo standard, creando un accrescimento delle aspettative circa le prestazioni del dipendente, portando così ad un aumento di pressione dall’alto.

Che fare, dunque, per mantenere i vantaggi di questo potente strumento, salvaguardando il benessere dei lavoratori?

E’ fondamentale, nelle aziende, lavorare sulla cultura organizzativa, adottando un modello di “produttività sostenibile”.  In particolare, le aziende dovranno:

1. Definire in maniera chiara i confini di ruolo di ogni dipendente, evitando che le persone svolgano mansioni lavorative che sono troppo al di sopra delle loro competenze: i manager, in questo senso, dovranno definire cosa è o meno compito di ciascun collaboratore, riducendo il fenomeno dell’espansione dei compiti;

2. Favorire il rispetto dei momenti di pausa durante la giornata lavorativa, fondamentali per recuperare le energie spese nel corso del lavoro. A titolo di esempio, possibili soluzioni potrebbero essere: ritagliare dei blocchi di tempo “No-IA” utili per favorire il confronto tra colleghi senza l’utilizzo di strumenti generativi; oppure ribadire le norme sulla “disconnessione” nei momenti in cui si lavora in smart working;

3. Controllare il carico di lavoro mentale a cui è sottoposto ciascun dipendente, monitorando quanti progetti sta gestendo in simultanea ogni collaboratore;

4. Formare i lavoratori a riconoscere i segnali di affaticamento mentale derivanti da un utilizzo eccessivo del multitasking indotto dall’IA, anche trasmettendo alle persone tecniche utili di gestione dello stress, per ripristinare uno stato di benessere psico-fisico;

5. Ricreare spazi di collaborazione fisica o sincrona, restituendo valore alla socialità ed al problem solving di gruppo, come modalità operative fondamentali per generare soluzioni innovative, anche riducendo il senso di isolamento.

Per l’implementazione pratica di tale cultura organizzativa, tutti questi aspetti potrebbero essere definiti all’interno di una “Policy aziendale per l’uso sostenibile dell’IA”, che potrebbe costituire un ottimo punto di riferimento per orientare manager e collaboratori, favorendo efficienza e produttività, da un lato, e promozione del benessere occupazionale, dall’altro.

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