Spiare il pc di un dipendente infedele è lecito

Una sentenza di cui si sentiva il bisogno

"Spiare" il pc è aziendale  è da sempre un tema controverso, in quanto si contrappone la lecita tutela dei diritti dei lavoratori alla altrettanto lecita tutela degli interessi aziendali. Dopo tanti anni di sanzioni contro le aziende, finalmente una sentenza della Cassazione stabilisce che se il dipendente viene meno ai suoi obblighi di fedeltà, l’azienda, in base a determinati presupposti,  può monitorare il suo computer e procedere al licenziamento. (tratto da un articolo del Corriere della sera)

La Corte suprema di Cassazione ha stabilito che, qualora il datore di lavoro sospetti che un lavoratore abbia adottato condotte pregiudizievoli per la reputazione aziendale, è autorizzato a "spiare il pc" aziendale e raccogliere tutte le opportune evidenze fino alla risoluzione del rapporto lavorativo. E possiamo dire che questo caso rientra chiaramente nel perimetro del comportamento illecito: il lavoratore avrebbe compiuto oltre 54.000 accessi non autorizzati al sistema informatico aziendale, estrapolando più di 10 milioni di record contenenti dati sensibili e inviando 125 email a destinatari esterni, con allegata documentazione relativa a clienti, provocando una violazione dei dati personali della clientela.

Sulla base di questi elementi, la Cassazione sostiene che, avendo il titolare consegnato idonea informativa al personale e in presenza di comportamenti lesivi della fiducia o della reputazione, il datore di lavoro può legittimamente procedere al controllo delle dotazioni informatiche e utilizzare gli esiti dell’indagine come fondamento per il licenziamento.

Le motivazioni dei giudici

Il dipendente ha contestato le accuse sostenendo di non aver ricevuto un’informativa adeguata circa la possibilità di controlli sugli asset aziendali da parte della società, ritenendoli illegittimi. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto validi gli elementi probatori acquisiti dal computer dell’interessato, concludendo che, sebbene i controlli fossero stati eseguiti anche su dati antecedenti al primo alert dei sistemi informatici, l’attività della società risultava conforme alle disposizioni dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, grazie all’avvenuta comunicazione della policy aziendale sull’utilizzo delle risorse informatiche.

La violazione delle regole aziendali

Attraverso l’informativa aziendale la datrice di lavoro aveva reso noto ai dipendenti la possibilità di svolgere verifiche e controlli in presenza di anomalie, nel rispetto delle disposizioni di legge, riservandosi la facoltà di applicare le misure disciplinari contrattuali in caso di comportamenti non conformi.  Non si tratta quindi di spiare il pc dei dipendenti, bensì di applicare regole chiare basate su dei criteri oggettivi e incrementali a tutela di tutta l'azienda.

La Cassazione ha ritenuto che tutte le procedure previste dalla normativa siano state osservate dalla datrice di lavoro. Il dipendente ha ripetutamente abusato degli accessi ai sistemi aziendali, visualizzando e trasmettendo all’esterno dati sensibili, causando così danni alla reputazione dell’azienda e potenziali perdite economiche. Durante l’orario di lavoro, si è occupato di attività non correlate alle sue mansioni, mostrando scarso interesse per i compiti affidati e violando chiaramente i doveri di fedeltà e diligenza. I giudici hanno ritenuto che tali comportamenti rappresentino una violazione consapevole, intenzionale e continuata delle regole interne dell’azienda e quindi costituiscano una giusta causa di licenziamento.

In conclusione

Con questa sentenza si è finalmente sdoganato il concetto che prima di tutto in un rapporto di lavoro è necessario garantire trasparenza e lealtà, da ambedue le parti. E se il lavoratore deve garantire una adeguata prestazione lavorativa in base alle sue capacità, l'azienda deve dare tutte le informazioni necessarie e le opportune regole da seguire per poterla svolgere, evitando di monitorare subdolamente il lavoratore con strumenti adottati per altri scopi e illustrando chiaramente i criteri sulla base dei quali i controlli possono essere effettuati, 

Per questo gli strumenti di cui tutte le aziende devono dotarsi sono :

  • una dettagliata informativa da rilasciare al personale dipendente che gli illustri come vengono trattati i suoi dati
  • un approfondito disciplinare interno per l'utilizzo degli strumenti IT che illustri quali sono i potenziali sistemi traccianti e come questi possono essere utilizzati
  • una valutazione di impatto ed eventualmente l'accordo sindacale per tutti quegli strumenti traccianti che potrebbero anche essere utilizzati per valutare le performance dei lavoratori 
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